Dott. Silvio Smeraglia
Falloplastica
Fallplastica
Falloplastica
Sezione del legamento sospensore
La tecnica chirurgica dell’allungamento penieno, così come oggi la conosciamo, risale al 1971, anno nel quale fu descritto il primo intervento di questo tipo. Consisteva nella sezione del legamento sospensore del pene e plastica cutanea “V-Y”. Si trattava di una chirurgia pionieristica, eseguita da pochi e molto individualizzata. Solo nel 1990 il cinese Long (!) descrisse scientificamente e pubblicò la procedura, e da allora questo intervento subì un evidente impulso. Tecnicamente la sezione del legamento sospensore del pene è piuttosto agevole, e non comporta particolari difficoltà. E’ tuttavia importante prestare la massima attenzione, in particolar modo nella sezione della porzione più profonda, in quanto a questo livello la vicinanza con le strutture vascolo-nervose dorsali del pene è molto stretta. A questo punto la descrizione di Long prevedeva la chiusura per piani della breccia chirurgica, e l’esecuzione della plastica cutanea.
Il risultato in termini di lunghezza ottenuta era tuttavia solo parziale, perché spesso si verificava una retrazione cicatriziale del legamento stesso. Tale situazione si verifica alcuni giorni dopo l’intervento, con intensità variabile individualmente, come si è potuto accertare in corso di reinterventi. Per ovviare a tale inconveniente è stato suggerito l’uso dei cosiddetti “estensori” del pene, di cui molto si è parlato negli ultimi anni. Si tratta di dispositivi meccanici che mettono in trazione controllata e progressiva il pene. Pubblicizzati molto spesso con il miraggio di risultati sbalorditivi quanto irrealistici, si sono dimostrati incapaci di determinare un significativo allungamento se usati senza intervento. Si è invece dimostrata la loro utilità se usati nel post-chirurgia, con lo scopo di prevenire la retrazione cicatriziale. Tuttavia, non possono essere indossati nei primi giorni dopo l’intervento, a causa della presenza della ferita chirurgica, e questo limita la loro efficacia (possono essere usati dopo almeno 30 giorni). Si impone quindi l’utilizzo di una qualche struttura che funga da “distanziatore” tra i due capi del legamento sezionato.
Attualmente viene da noi usato un distanziatore in silicone morbido (materiale altamente sicuro ed usato da decenni in chirurgia plastica), che viene ricavato da una lamina più grande e modellato per incastrarsi perfettamente nello spazio creatosi a seguito della sezione del legamento sospensore. Ogni intervento è quindi “personalizzato”. Il distanziatore viene quindi fissato con punti al periostio dell’osso pubico. Numerose indagini ecografiche e radiologiche (risonanza magnetica nucleare) hanno permesso di evidenziare il corretto posizionamento del silicone, che non interferisce in alcun modo con le funzioni a cui il pene è preposto. In altre parole, non vi saranno modificazioni dell’erezione, orgasmo, eiaculazione, urinazione, ecc… In più, il distanziatore è situato in sede profonda, e quindi non palpabile né tantomeno visibile. In fine, non dovrà mai essere rimosso, sebbene questo sia tecnicamente possibile. Questo accorgimento di tecnica ha permesso di rendere evidente e duraturo il risultato ottenuto.L’accentuazione dell’angolo pubo-penieno, con abbassamento del pene descritto da alcuni autori, nella nostra esperienza risulta essere molto contenuto e di rilevanza trascurabile. Questo intervento viene eseguito in anestesia spinale o con sedazione, e prevede la dimissione nella stessa giornata. L’attività lavorativa potrà essere ripresa dopo 3-4 giorni. Il risultato definitivo potrà essere visibile dopo almeno un mese, tempo necessario per la guarigione della ferita e l’elasticizzazione delle strutture. A tale proposito, alla dimissione vengono insegnati al paziente alcuni semplici esercizi di trazione, da eseguire quotidianamente. Inoltre, sebbene non strettamente necessario, dopo circa 20 giorni potrà essere applicato l’estensore penieno descritto sopra, con l’unico scopo di elasticizzare più velocemente le strutture e permettere un’ulteriore guadagno, se desiderato.

Falloplastica La liposcultura sovrapubica
Nelle persone che presentano un abbondante ed evidente pannicolo adiposo sovrapubico, la cute pubica può sopravanzare l’inserzione cutanea del pene, con il risultato di un organo visivamente più corto di quanto realmente sia. In tali casi la procedura d’elezione consiste nella liposcultura sovrapubica, atto chirurgico consistente nell’aspirazione del grasso pubico mediante sottili cannule aspiranti. Questo permette di appiattire la regione sovrapubica, con il risultato di un incremento visivo della lunghezza del pene, che in realtà non viene interessato dall’intervento. Si pratica in anestesia locale o spinale, e molto spesso si associa nella stessa seduta operatoria il classico intervento di falloallungamento. Tecnicamente, vengono praticate due millimetriche incisioni cutanee, e tramite queste si inserisce una sottile cannula che aspira il grasso in eccesso. Al termine, viene eseguito un bendaggio compressivo, da portare senza difficoltà per circa 30 giorni. La dimissione avviene nella stessa giornata (anche se viene eseguito contemporanamente il falloallungamento), e l’attività lavorativa potrà essere ripresa dopo 2-3 giorni.

Falloplastica Falloingrossamento: La tecnica chirurgica
L’aumento della circonferenza del pene ha rappresentato e continua a rappresentare un argomento controverso, in particolar modo per quanto riguarda la metodica per ottenerlo. Esistono casi in cui vi è una discrepanza tra la lunghezza e la circonferenza del pene, correggibile esclusivamente mediante una procedura di aumento dello spessore mediante inserimento di un filler. Infatti, altre metodiche chirurgiche più cruente sono eccessivamente rischiose per lo scopo estetico che ci si prefigge. Quest’ultime infatti prevedono l’apertura dei corpi cavernosi del pene, e l’inserimento di strisce di tessuto autologo o eterologo, allo scopo di determinare un incremento del diametro dei corpi cavernosi stessi. Tuttavia l’apertura delle strutture cavernose non è priva di rischi anche importanti, con la possibilità di evoluzione verso deficit erettili non più correggibili.
La necessità di attuare metodiche meno invasive e soprattutto meno rischiose ha stimolato la ricerca di materiali da iniettare sottocute, allo scopo di ottenere un risultato estetico che non influenzasse la funzionalità dell’organo. Sono stati così utilizzate varie soluzioni, tutte grossolanamente riconducibili all’uso di materiali sintetici o autologhi (prelevati dallo stesso organismo). I vantaggi del materiale di sintesi consistono soprattutto nell’assenza di riassorbimento, quindi nell’ottenimento di un risultato duraturo. Gli svantaggi sono costituiti dalla possibilità di reazioni di rigetto (si tratta di sostanze estranee all’organismo), ed alla formazione di una capsula, definita “endoprotesi”, che circoscrive il materiale iniettato, alterando la normale consistenza al tatto. I materiali autologhi, costituiti in massima parte dal tessuto adiposo, hanno il vantaggio di non determinare reazioni allergiche (il grasso viene prelevato da aree diverse dello stesso organismo), e di sviluppare un effetto visivo e tattile più “naturale”. Gli svantaggi sono costituiti esclusivamente dal parziale riassorbimento del grasso stesso. Questo avviene perché il tessuto adiposo ha necessità di molto nutrimento (leggi sangue) per sopravvivere, quando viene prelevato per poi essere reimpiantato in altri distretti perde le sue connessioni vascolari, e quelle che si formano ex novo possono non essere sufficienti per un’adeguata nutrizione. Il risultato è che una parte, variabile da individuo a individuo in funzione delle caratteristiche proprie di ogni organismo, viene riassorbita, perdendo parte dell’effetto di riempimento che si era ottenuto.
Da quanto sopra, si evince che non abbiamo ancora trovato il materiale ideale, che si impianta con facilità, non causa reazioni di rigetto, non forma endoprotesi ed è duraturo per molti anni.
Sino a poco tempo fa era molto usata una sostanza chiamata “bio-alcamid”, un polimero sintetico costituito da poliacrilammide immersa in un fluido. Tale materiale è composto al 97% da acqua, e quindi si riteneva ragionevolmente privo di effetti negativi di rigetto. In realtà, proprio ultimamente si sono verificati casi di intolleranza, con flogosi sovrapposta che ha causato danni anche rilevanti al meccanismo erettile. Per tale motivo, ho ritenuto ovvio e deontologicamente corretto rinunciare all’uso di tale materiale, anche se per la verità trattamenti precedenti avevano dato risultati soddisfacenti.
Parallelamente alla comparsa di problemi per i materiali sintetici, si è intensificato lo studio per rendere più duraturo l’innesto di grasso autologo, e adesso, tramite processi di centrifugazione mediante la procedura di Coleman, si è ottenuto un composto generalmente durevole, oltre che assolutamente sicuro e naturale. Questa tecnica rappresenta ad oggi li miglior compromesso possibile3, e sopratutto innocuo, nel campo dell’aumento della circonferenza peniena mediante filler.

La procedura
L’intervento viene eseguito in ambiente sterile, e consta di due fasi: la prima è il prelievo del tessuto adiposo mediante lipoaspirazione, e la seconda è costituita dall’inserimento del grasso in sede sottocutanea peniena.
Previa anestesia locale per infiltrazione, si asporta una data quantità di grasso, generalmente dalla regione dei fianchi o dall’addome. Il grasso prelevato viene poi sottoposto a processi di lavaggio e centrifugazione, per separare i globuli dal film oleoso che li contiene. Una volta ottenuto materiale purificato, questo viene inserito nello strato compreso tra la cute ei corpi cavernosi del pene. La procedura viene condotta in anestesia locale (mediante blocco del pene) con l’aiuto di piccole cannule che penetrano all’interno tramite millimetriche incisioni condotte in sede sottocoronale (subito al di sotto del glande). Una volta creato lo spazio, viene eseguito il lipofilling, avendo cura di distribuire uniformemente il grasso. Terminata la procedura, il pene viene fasciato ed il paziente dimesso, senza ulteriore permanenza nella struttura chirurgica. Il tutto dura circa 30-40 minuti.
L’intera procedura è totalmente indolore, ed il paziente viene dimesso al termine del procedimento, con il suggerimento di rimanere a riposo (o comunque di muoversi il meno possibile) per due giorni. Dopo 48 h. verrà rimossa la fasciatura, e praticati esercizi di modellamento. Il paziente potrà così riprendere le attività quotidiane, evitando attività sportive per circa due settimane. Le millimetriche incisioni sottoglandulari verranno suturate con piccoli punti, che si riassorbiranno spontaneamente nel corso di 15-20 giorni. L’attività sessuale potrà essere ripresa dopo circa un mese.
La procedura sopra descritta rappresenta attualmente il miglior compromesso tra innocuità, risultato estetico e durata del trattamento. Una parte di grasso, variabile individualmente (dal 10 al 40%), potrà riassorbirsi nei mesi successivi. Tuttavia, data la semplicità e la sicurezza della metodica, questa potrà essere ripetuta per tutte le volte che si renderà necessario.
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